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La lingua che gli Dei usavano quando parlavano tra di loro e' ancora assai poco conosciuta, poiche' pochi hanno potuto avere la gioia di udirla.
Essa infatti e' costituita di suoni armoniosi e cristallini, che incanta le menti dei mortali.
Purtroppo tra coloro che hanno potuto ascoltarla, pochi hanno avuto la possibilita' di immortalarla su pergamena.
Di conseguenza ne conosciamo pochi frammenti, pervenutici attraverso citazioni o spezzoni di canti messi per iscritto.
Recentemente gli Aikiniŕsu hanno ritrovato nei loro archivi una pergamena nella quale molto tempo fa, qualcuno aveva cercato di raccogliere tutti i frammenti e di elaborarli, al fine di compilarne un compendio.
Qui ne riportiamo la parte pervenutaci.




§ I numeri dallo 0 al 10:
zaenŕ, ah, dha, trah, frah, paanci, diincy, eency, oncy, nahnŕ, dakhŕ.

§

Aeniyŕnen , aggettivo superlativo che indica il massimo in un apprezzamento.
La parola che rende maggiormente l'idea nella nostra lingua e' il termine: "fantastico".


Ainěsha, libro, volume, componimento poetico, o raccolta di pergamene che trattano lo stesso argomento.
Da non confondere con l'
Áennalien, o raccolta di annali, come ad esempio l'Áennalien Árkoneal, che narra la storia di Árkon, mentre l'Arkněenen Ainěsha, narra le vicessitudini del Dio Ark.

An, pronome personale, seconda persona singolare e plurale.
Veniva indistintamente usata quando ci si rivolgeva a chiunque, a prescindere dal rango o dal ceto sociale.


Deiniyŕva , sostantivo singolare e plurale.
Termine generico con cui gli immortali chiamavano se stessi.


Eal, genitivo classico, riferito solamente ai nomi propri, esclusi i nomi di persona:
Áennalien Árkoneal: gli annali di Árkon.

Čor, seconda persona singolare del verbo essere.
an čor: tu sei.

čntean , participio passato del verbo andare.

Evčil, rafforzativo generico che precede il verbo quando si vuol far risaltare il valore dell'aggettivo che lo precede.
Ad esempio:
an čntean evčil čor.

Laar, come sostantivo significa sia fiore che stella, ma come aggettivo assume il significato di luminoso, splendente, che irradia luce propria.

Moiniyŕva , sostantivo singolare e plurale.
Termine generico con cui i deiniyŕva chiamavano i mortali.


Něenen, genitivo classico, riferito solamente ai nomi propri di persona:
Arkněenen Ainěsha: il poema del Dio Ark.

Ninda, sostantivo maschile singolare: pane.
an naahat ninda edazene: tu allora mangerai il pane.

Urumatěye, sostantivo singolare, si potrebbe tradurre con luogo, terra, mondo.

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