VOLUME PRIMO

 

PROLOGO

 

  Le nubi si aprirono lente, ed un timido raggio di sole s'affacciò incerto.
Apparve improvviso, inatteso, e dal suo ultimo giungere molto tempo era trascorso, e molto altro ancora prima di esso, ed il suo ricordo viveva oramai solo nei vecchi canti e nelle antiche storie quasi dimenticate.

  Che cosa era successo affinchè fosse ad ognuno negato il calore, la luce, insomma la vita di sempre?
Una spessa coltre di nubi scure si era ostinata a rimanere ininterrottamente sospesa a ricoprire completamente il cielo per svariate generazioni, e tutto si era lentamente degradato e scolorito, come un bel dipinto su di una levigata roccia rimasta a lungo esposta alle intemperie.

  Il sole era come scomparso, ed un vago grigiore permeava ogni cosa.
Freddo ed umidità erano penetrati fin nelle ossa delle cose, e fin dentro l'animo più recondito di ogni essere vivente.
Il giorno era sempre ammantato da una caligine cupa e malsana, ed anche nell'ora del meriggio appariva avvolto da una luminescenza malata . Pareva che il tempo si fosse fermato nell'ora che precede il sorgere del sole, con l'astro luminoso fermo sul portale dell'orizzonte, indeciso se uscire subito o se tardare ancora un poco.
Le notti pero' erano stranamente meno scure di quanto ci si potesse aspettare da un siffatto di'. Un indefinito alone bluastro ricopriva la parte bassa dello strato di nubi, come se un alto soffitto di una immensa sala dei banchetti fosse stato dipinto di un indefinito colore.
Da qualche anno però, pian piano, le giornate erano diventate sempre meno buie, e le notti piu' luminose. Di nuovo tutto ricominciava, e quel mondo così colpito ritrovava la sua bella stagione. Finalmente il lungo inverno sembrava terminato.....

  Ma quando la "lunga notte" era cominciata? Quali erano state le cause?
Le antichissime pergamene custodite negli scrigni dei templi e nei polverosi archivi dei sapienti, non narravano forse che anche le contrade dei mortali erano avviluppate da tenera luce di splendore, e da morbido tepore? Bellezza e grandiosa opulenza, non permeavano forse i loro animi e le loro dimore? Tutta la Terra di Ikèsu, non era stata forse uno stupendo e grandioso giardino fiorito, dove persino i Deiniyàva passeggiavano al braccio dei Moiniyàva? E poi, le leggende e le vecchie storie non affermavano anche che lo splendente Áshnash vagasse per i cieli sul suo incandescente carro alato? Non elargiva forse al proprio passaggio luce medicamentosa, e non spargeva indubitabilmente nuova vita su tutte le terre di coloro che lo glorificavano? Non crescevano forse le piante rigogliose e verdeggianti, gli animi degli uomini non si riempivano di calda letizia, e tutto non si dipingeva forse di morbido splendore?
Perfino le vecchie ballate narravano di un globo infuocato che percorrendo i cieli riscaldava il sangue e donava gioia agli animi.

  Si narrava anche come quel mondo conosciuto fin dagli albori dei tempi come la "Terra di Ikèsu", fosse diventata cosi' opulenta, che persino i sublimi immortali, avevano fatto a gara per potervi rinascere, al fine di giocare su quella terra come su di una scacchiera, una delle loro piu' avvincenti partite.
Era stata forse quella partita in cui la posta era stato il mondo intero a venir persa?



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